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Settemila specie rischiano di scomparire

Il report del Wwf accende i riflettori anche sull'Italia

13 giugno 2018
| di Licia Colò
Settemila specie rischiano di scomparire

L'ultimo report del Wwf Bracconaggio Connection lancia un allarme: continuando così rischiamo di perdere per sempre oltre 7000 specie animali a causa di bracconaggio e commercio illegale.

 

Tigri, ippopotami, rinoceronti, trichechi, ma non solo, vengono uccisi per pellicce, ossa, zanne e corni che sul mercato nero valgono migliaia di euro. Il corno del rinoceronte, ad esempio, vale più dell'oro: 66 mila dollari al chilo. Ormai dietro questi commerci non c'è più il singolo bracconiere che uccide con la scusa di sfamare la famiglia, ma la criminalità organizzata che tratta allo stesso modo specie protette, droga, armi e molto altro. Sono crimini contro l'ambiente che in genere colpiscono i Paesi più poveri che spesso non riescono a difendere il proprio patrimonio naturale.

 

Anche l'Italia, però non ne è esente. Non parliamo delle stesse modalità ma ugualmente di reati contro l'ambiente. Gli uccelli hanno vita difficile soprattutto nelle valli bresciane e bergamasche, nel Delta del Po, nel triangolo tra Toscana, Marche e Romagna e in Sicilia; nel centro Italia è il lupo che paga il prezzo più caro.

 

Per questo il Wwf chiede l'introduzione del delitto di uccisione o cattura di specie protetta. Ancora una volta ci troviamo a chiedere pene più severe per tutelare un ambiente che non riesce a difendersi. Se sogniamo un pianeta sano, che ci parli con tutte le sue voci, dobbiamo noi far sentire la nostra, scendendo in campo accanto a chi queste battaglie le fa per noi, per loro, per tutti.

 

 

Questo articolo è stato pubblicato su Famiglia Cristiana

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