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9 gennaio 2006 - Entro la fine del mese oltre 300 cinghiali e maiali presenti sull'isola dell'Asinara verranno abbattuti. Entro la primavera invece verranno eliminate circa 3 mila capre. A deciderlo e' stato il presidente dell'Ente che gestisce il Parco nazionale dell'Asinara, Vincenzo Satta. Il motivo: ''Difendere la biodiversita' del Parco - spiega il presidente - che in questo momento e' minacciata dall'eccesso di popolazione di capre e maiali''.
''Tale popolazione -afferma Satta- verra' ridotta in una quantita' non inferiore al 50%. Si parla di 300 maiali e cinghiali sui 600 presenti e di circa 3 mila capre su 5.200''.
Contro la decisione dell'Ente parco, pero', insorgono le associazioni animaliste, con in testa la Lega italiana dei diritti dell'animale (Lida), pronte a scendere in campo per ''evitare l'inutile carneficina''. L'assessore regionale all'Ambiente, Tonino Dessi', dal canto suo assicura che l'abbattimento non e' previsto ma che e' in corso l'elaborazione di un piano di evacuazione verso alcuni allevamenti privati. Satta non e' dello stesso avviso e annuncia all'ADNKRONOS che gia' da sabato prossimo inizieranno, con la collaborazione del personale dell'Ente Foreste e del Corpo Forestale della Regione Sardegna, i sopralluoghi che precederanno cattura e macello. Ma non solo. Alle lettere e ai comunicati stampa di protesta degli animalisti Antonio Satta risponde con una querela per diffamazione alla responsabile sarda della Lida, Maria Carboni.
A complicare notevolmente le cose c'e' poi la proprieta' degli animali. O meglio, la proprieta' dell'Asinara.
Tecnicamente infatti la Regione e' solo l'assegnataria dei fabbricati e dei terreni che nel giugno del 2000 sono stati consegnati in via provvisoria dall'amministrazione finanziaria dello Stato.
Un'assegnazione temporanea che sarebbe dovuta diventare definitiva. La ratifica del documento attraverso la Direzione centrale del Demanio pero' non c'e' mai stata. Pertanto non e' nemmeno chiaro di chi siano i maiali, i cinghiali e le capre in questione.
''Di certo l'Ente Parco non e' il proprietario -sottolinea Vincenzo Satta- ha solo in concessione alcuni edifici, nemmeno i terreni, e nemmeno gli animali, ma solo alcuni animali. Qualche cavallo, qualche asino e qualche vacca''. ''E' la Regione - continua - che ha le carte. Noi gia' da ottobre avevamo chiesto la documentazione per saperne di piu'. Ma non ci e' arrivato nulla. Ogni ritardo nel diminuire il numero di questi animali portera' danni di tipo ambientale al parco dell'Asinara. Chi portera' tali ritardi verra' accusato di procurare dei danni ulteriori''. Insomma, il direttore ad interim (dallo scorso luglio) del Parco dell'Asinara e gia' direttore del Parco della Maddalena vuole portare a compimento il prima possibile la sua decisione. E illustrando il metodo con il quale gli animali verranno eliminatati Vincenzo Satta precisa: ''Non ci sara' la caccia, non ci sara' il prelievo selettivo. Gli animali verranno abbattuti come avviene in una normale attivita' agricola per la produzione di carne''.
''Le capre - spiega Satta - stanno mangiando completamente erbe, arbusti, le foglie degli alberi. Vanno a devastare la flora dell'isola, oltre che al calpestamento, che e' poca cosa a confronto.
Mentre i maiali oltre a rivoltare il terreno, in maniera continua, mangiano i bulbi. Aggrediscono anche altri animali. Fanno razzia dei nidi di pernice ma anche di piccoli mammiferi compresi gatti e cani.
E' successo anche che abbiano aggredito gli asini bianchi. Il nostro intervento si pone cosi' anche a tutela di questi ultimi''. Ma come e' stato possibile il formarsi di un tale esubero di quadrupedi? ''Quando l'Ente Parco ha preso in gestione l'Asinara - racconta il presidente del Parco - e' stata censita la fauna presente ed e' stata fortemente sottostimata. Si sono contate solo 3 mila capre e 300 cinghiali''. Ritornando sulla descrizione del metodo di abbattimento, Satta spiega che ''i maiali e i cinghiali verranno presi dal personale dell'Ente Parco o dell'Ente Foreste con delle reti e rinchiusi in delle gabbie costruite ad hoc sull'isola.
La' rimarranno per un breve periodo di ambientamento. Dovranno abituarsi allo stare in gruppo''.
''Il loro odore, la loro presenza - racconta - li rende estremamente nervosi''. ''Verranno alimentati e curati a nostre spese - aggiunge - e resteranno nelle gabbie a seconda della loro vivacita', da una settimana a quindici giorni al massimo''. Successivamente verranno caricati su un camion e trasportati al macello per animali domestici. Per questa fase sono in corso delle trattative private con delle ditte che avranno come utile la carne e in particolare potranno utilizzare il marchio del Parco come indicazione di provenienza. Il macello deve essere ancora indicato. Alle capre tocchera' simile sorte. ''Piuttosto - dice Satta - aumenta la difficolta' per chi le dovra' catturare. Chi conosce le capre sa cosa intendo''.
''La nostra volonta' iniziale comunque - precisa il presidente del Parco - non era quella di macellare gli animali, ma di portarli all'esterno vivi. Solo che per poter vivere all'esterno devono superare dei periodi di quarantena, lunghi e dispendiosi. E questo per delle capre non ha nessun senso dato che da un punto di vista produttivo non hanno valore. Alimentarle per 6 mesi fare dei vaccini costosi e poi portarle all'esterno non conviene. Non producono latte.
Sono biologicamente indietro rispetto a quelle d'allevamento''.
''Per i maiali - aggiunge - la cosa si fa ancora piu' complicata dato che in base alle leggi sulla peste suina africana e' impedito il trasferimento dall'Asinara alla Sardegna e c'e' l'abbattimento obbligato entro le 24 ore. Quindi non c'e' la volonta' dell'Ente Parco ma il rispetto di un obbligo di legge''.
Il programma illustrato da Satta non piace per niente agli animalisti. ''Le varie amministrazioni - dichiara all'ADNKRONOS Maria Carboni della Lida - sono andate avanti per anni a litigare, senza mai trovare soluzioni su questi animali, e ora c'e' questa drastica decisione dell'abbattimento. Siamo convinti che si potrebbero trovare soluzioni alternative. Prima fra tutte la collocazione in altri luoghi, come nelle comunita' di recupero per i tossicodipendenti o negli ovili dei pastori''.
Anche il coordinatore nazionale della Lida, Giovanni Porta, e' dello stesso avviso. ''La soppressione degli animali cosi' come e' stata ventilata - ammonisce - non ha nessun senso. Noi abbiamo proposto il trasferimento e ci rendiamo disponibili a trovare la collocazione nel territorio. Non sempre l'abbattimento e' una soluzione ideale ma e' una soluzione conveniente per le tasche e le pance di chi macella. Se non ci sono patologie in corso gli animali si possono benissimo spostare''. ''Importiamo animali dalla Francia, dall'Inghilterra - conclude - e non possiamo spostare 4 pecore dalla Sardegna?''.
''Sono persone poco informate o per niente informate -tuona Vincenzo Satta - che vivono troppo spesso in un salotto e lontano dall'Asinara o dalla Sardegna. Non sanno distinguere una capra da un cane''. ''Annunciamo la nostra presenza all'Asinara per i sopralluoghi - conclude Maria Carboni - per decreto dell'allora ministero della Sanita' siamo membri di controllo di allevamenti e macelli''.
(Rag/Gs/Adnkronos)
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