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13 settembre 2004 - Contrordine, marcia indietro, ripensamento. Si può definire in diversi modi il senso della nuova Ordinanza del Ministro della Salute Sirchia sulla “Tutela dell'incolumità pubblica dall'aggressività di cani”, in vigore da sabato scorso, che fin dal titolo ha cambiato forma e sostanza alla precedente, dannosa, ormai decaduta, un’Ordinanza che era riuscita a metter d’accordo praticamente tutti nella contrarietà e che pure aveva resistito a due ricorsi d’annullamento al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio (sentenza n.5670/2003) ed al pronunciamento di inapplicabilità delle sanzioni compiuto dai Procuratori Capo della Repubblica di Roma e Torino. Cosa cambia? Cade l’obbligo di uso continuo e contestuale di guinzaglio e museruola per le quasi cento razze canine identificate sconsideratamente, cade di fatto la lista di proscrizione che aveva dato il via ad Ordinanze-capestro di alcuni Sindaci come quello di Conversano nel barese (a proposito, ora dovranno cambiarle), cade ufficialmente la fobìa innescata non dai pur gravi fatti di cronaca – davvero limitati e circoscritti all’estate scorsa, ingigantiti sotto il solleone in particolare da Isabella Bossi Fedrigotti sulCorriere della Sera – ma dalla stessa Ordinanza di un anno fa con relativo incentivo all’abbandono. L’assicurazione di responsabilità civile per danni a terzi diventa obbligatoria per le sole 18 razze e loro incroci. Cosa rimane? Due preziosi divieti, solo venissero fatti rispettare, tanto utili quanto osteggiati dall’Enci, l’Ente nazionale della cinofilia italiana che evidentemente tutela allevatori e addestratori senza scrupoli con il loro business non i cani (a proposito le vendite di molossoidi e pastori sono positivamente calate del 50% in questi ultimi dodici mesi) poiché chiedeva, ed aveva ottenuto in un primo tempo, un’esenzione ad hoc proprio su questo punto: l'addestramento inteso ad esaltare l'aggressività dei cani e qualsiasi operazione di selezione o di incrocio tra razze di cani con lo scopo di svilupparne l'aggressività. Rimane anche l’irrealistico punto che permetterebbe ad un proprietario di un cane delle 18 razze individuate di poterlo dare a non si sa chi tramite il Servizio Veterinario Usl ed il principio di divieto di detenzione per chi ha subito condanne anche per maltrattamento o uccisione di animali. Cosa rimane invariato? Il dettato della legge nazionale, il Dpr 320 del 1954 che all’articolo 83 prevede, fra l’altro, di “applicare la museruola o il guinzaglio ai cani quando si trovano nelle vie o in altro luogo aperto al pubblico; applicare la museruola e il guinzaglio ai cani condotti nei locali pubblici e nei pubblici mezzi di trasporto”. Una norma valida da cinquant’anni che permette ai Comuni di prevedere (ed ampliare come richiesto dal Consiglio Superiore di Sanità) le aree verdi per cani nelle quali guinzaglio e museruola sono aboliti… Il Ministro Sirchia, che pure aveva promesso una legge organica che agisse sulle cause più profonde (e che non diamo per persa neanche questa volta, viste anche alcune proposte di legge trasversali di iniziativa parlamentare nel frattempo depositate, con la quale affermare il sano principio che non esistono razze pericolose ma cattivi conduttori umani) ha innovato anche nel metodo la sua precedente esperienza, chiamando ad un tavolo le associazioni animaliste e veterinarie. Una concertazione utile che speriamo venga rinnovata, migliorata anche potendo disporre di dati attendibili sull’entità dei fenomeni, che vede i nostri lettori ancora una volta protagonisti di un cambiamento. Ricordate le firme raccolte e consegnate otto mesi fa da animalieanimali.it per l’applicazione della legge sulla tutela degli animali d’affezione e la prevenzione del randagismo? Questa ultima Ordinanza, che pure dovrà essere seguita dal varo del positivo Documento finale scaturito nel luglio scorso dalla Commissione istituita dal Ministro Sirchia, è per l'iter intrapreso in parte frutto anche del vostro apporto. Perché cambiare le cose si può, lo abbiamo dimostrato. Gianluca Felicetti
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