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8 giugno 2009 - Barbari in azione sulle rive del fiume, spariscono nove uova di cigno e sei piccoli, rotta un'ala alla mamma. L'episodio è riferito da alcuni cittadini amanti dell'Adda che trascorrono sull'alzaia molte ore del giorno e che ora gridano allo scandalo e chiedono interventi: «Su episodi come questo ingiusto tacere». La "scena del crimine" sarebbe l'alzaia davanti alla Canottieri, dove i cigni, più di una coppia, sono di casa, vezzeggiati dai cittadini e dai turisti, fotografati come star di uno dei luoghi fluviali più affascinanti della zona. Il nido violato è ancora lì, enorme, negletto e triste, depositato fra i canneti e le frasche della riva, a pochi passi dal bar del lavatoio. Alcuni piccoli erano già nati da qualche settimana, la mamma cigno in questione stava invece covando le uova e si attendevano nuove nascite. Risale a qualche notte fa il misterioso ratto: sparite le uova, scomparsi i piccoli. Resta mamma cigno, che l'altra mattina è rimasta per ore appollaiata sul nido vuoto, intenta a spiumarsi una ferita all'ala rimediata forse nel tentativo di difendere la nidiata. Poco clamore attorno al fatto, noto solo a chi al fiume ci va ogni giorno ed è stufo di tollerare barbarie e vandalismi agevolati dal silenzio. «Sono veramente infuriato - scrive un cittadino, che trascorre al fiume varie ore della giornata e che preferisce mantenere l'anonimato - . E' mai possibile che di fronte a un fatto del genere nessuno dica qualche cosa? E' mai possibile che qualcuno si senta in diritto di farla da padrone su aree pubbliche, e che di fatto glielo si lasci fare?». Non è purtoppo la prima volta che ignoti incursori notturni, più barbari che vandali, prendono di mira i cigni del lungofiume. Un paio d'anni fa un cigno era stato sprangato a porte. Quanto al furto delle uova, se ne è già verificato uno nelle scorse settimane. Al dispiacere per quanto accaduto alla famiglia piumata si aggiunge la rabbia per una generica situazione di "non amore" verso il fiume e le sue rive, il patrimonio più prezioso di Trezzo. «Non parliamo - rincara infatti la lettera del cittadino - dei parcheggi assurdi lasciati accanto al Lavatorio, in un'area che meriterebbe un divieto di sosta; dei pescatori, che distruggono i canneti per allargare le aree di pesca e si sentono in diritto, chissà perchè, di andare avanti e indietro con i motorini; e anche della manutenzione inesistente al bosco, ormai diventato discarica, e delle tante opere abusive realizzate con il beneplacito silenzioso di tutti su aree pubbliche. E' una vergogna, che il silenzio aiuta. Ogni cittadino dovrebbe fare la propria parte, denunciando».
Monica Autunno - Il GIorno
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