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Liberiamoci dalle uova nate in gabbia: è questo l’obiettivo dell’iniziativa ideata dalla LAV che oggi ha dato il via, da Firenze (Piazza della Repubblica, ore 12), a un tour informativo in numerose regioni, per invitare cittadini, Amministrazioni locali e scolaresche a visitare il grande stand “interattivo” ideato per simulare perfettamente le condizioni d’allevamento delle galline nelle gabbie di batteria, negli allevamenti a terra, in quelli all’aperto e biologici. I visitatori saranno accompagnati in un viaggio semi-virtuale che mostrerà loro le evidenti differenze tra questi quattro sistemi d’allevamento e quanto sia innaturale e contrario al benessere animale l’allevamento in gabbia, che interessa ancora l’80% delle galline allevate in Italia (39,5 milioni di galline all’anno).
L’iniziativa domani 17 aprile si svolgerà a Livorno (Piazza Cavour, ore 12) e il 18 aprile a Pistoia (Piazza Gavinana, ore 12), in compagnia della super-gallina Hetty. La LAV ha invitato le competenti autorità locali a visitare lo stand e ad impegnarsi a sostituire le uova di galline in gabbia con quelle da galline libere, approvando una delibera che impegni la Giunta a preferire le uova di galline libere in occasione dei bandi per le mense. I cittadini potranno sostenere questa campagna firmando l’appello rivolto alle amministrazioni locali e ai supermercati in favore di uova migliori e perché sia garantita l’opzione vegetariana nelle mense pubbliche e private.
Coloro che non potranno visitare lo stand interattivo della LAV, troveranno informazioni utili su www.gallinelibere.lav.it dove è possibile anche scaricare la Guida pratica alla scelta della uova e la cartolina-appello da inviare ai supermercati e alle amministrazioni locali.
Alcuni Comuni hanno già deciso di usare uova da allevamenti non in gabbia: Roma, Bologna, Gorizia, San Lazzaro di Savena (BO), Bentivoglio (BO), Casalecchio di Reno (BO), Argelato (BO), Ravenna, Cesena, Casalgrande (RE), Imola, Castrocaro Terme (FC), Rimini, Verrucchio, Sarsina (FC). Altre decine di Comuni stanno incrementando nelle loro mense pubbliche l’offerta di pasti biologici secondo disciplinari che prevedono l’uso di uova bio e quindi provenienti da un disciplinare di allevamento all’aperto e non in gabbie. In queste Amministrazioni sono utilizzate entrambi i tipi di uova con una progressiva sostituzione collegata all’ampliamento dei pasti bio. Le tre regioni leader in tema di mense bio sono la Toscana (82 mense bio), la Lombardia (121) e l’Emilia Romagna (127), per un totale nazionale di 683 mense bio (fonte www.biobank.it, dato riferito al 2007) a fronte delle 69 nel 1996. In vetta alle dieci province con più pasti biologici c’è Firenze con 4.900 pasti ogni 100 mila abitanti; seguono Livorno, Roma, Milano, Torino, Bologna, Modena, La Spezia, Trieste, Ravenna.
“Le uova non sono tutte uguali, come confermano queste realtà: quelle di galline libere sono da preferire e ogni giorno i consumatori, ma anche le Amministrazioni nelle mense pubbliche e i supermercati, con le loro scelte d’acquisto possono contribuire a liberare le galline dalle gabbie, semplicemente evitando di acquistare le uova di galline provenienti da allevamento in gabbia - dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della LAV - Liberiamoci dalle uova di galline nate e vissute nelle strette gabbie di batteria, liberiamo 39,5 milioni di galline garantendogli quel benessere che non possono avere nel sistema in gabbia, in linea con la Direttiva Europea n.74/1999 che dal 2012 introdurrà il divieto d’allevamento nelle gabbie convenzionali”.
“Ci auguriamo che il Comune si impegni al più presto ad utilizzare nelle mense pubbliche solo uova da sistemi non in gabbia e a garantire l’opzione vegetariana nelle mense, a tutela del benessere di milioni di galline e nel rispetto del diritto, garantito dalla nostra Costituzione (art. 2 e art. 32), ai convincimenti dei singoli e della tutela della salute”, dichiara Mariangela Corrieri, responsabile della LAV Firenze.
La scelta di uova provenienti da galline libere è sostenuta dall’opinione pubblica e prove scientifiche dimostrano che le gabbie di batteria provocano immense sofferenze alle galline perché le costringono all’immobilità permanente, senza poter mettere in atto comportamenti naturali come correre, razzolare e cercare il cibo; la luce artificiale altera il loro naturale ritmo sonno-veglia; la mancanza di spazio (in una gabbia di batteria la gallina ha a disposizione appena 550cm/2, meno di un foglio A4), la convivenza forzata con altre galline le rende aggressive e per evitare che possano ferirsi viene loro tagliato parte del becco aggiungendo sofferenza a sofferenza; l’immobilità crea problemi di fragilità ossea e osteoporosi, mentre il pavimento delle gabbie in rete metallica gli lacera le zampe.
Il 76% di coloro che hanno risposto ad un recente sondaggio della Commissione Europea ritiene che il benessere delle galline sia “scarso o molto scarso”. Il 62% dei cittadini italiani “sarebbero disposti a pagare di più le uova provenienti da un sistema di allevamento più sensibile al benessere animale” (Eurobarometro). Secondo un Rapporto socio-economico della Commissione Europea, inoltre, il margine di profitto lordo per l’allevamento di uova “all’aperto” (38.0) e “a terra” (25.0) è più elevato rispetto al sistema “in gabbia” (19.5): la conversione degli allevamenti in batteria verso sistemi più liberi per le galline, dunque, garantirà anche un vantaggio economico.
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