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Quando va a pranzo da Gobo, il ristorante del West Village proprio di fronte al suo ufficio, Jonathan Safran Foer può scegliere tra mille prelibatezze vegetariane. Morbide "cotolette" di seitan (glutine di grano ricco di proteine), gelatina giapponese konnayaku, gustosi noodles, soffici pancake allo scalogno, fritti misti alla vietnamita e una sfilza di centrifughe e succhi come il "Rejuvenate" con carota, mela, prezzemolo e spinaci.
L'autore di Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (Guanda, 368 pp., 18 euro), il libro-inchiesta frutto di un'indagine durata due anni negli allevamenti intensivi, è convinto che tra vent'anni la maggior parte dei nostri pasti sarà a base vegetale. Per dare il buon esempio, per una recente intervista lo scrittore statunitense ha incontrato la giornalista Emily Stokes del Financial Times proprio nel tempio del "gusto per i cinque sensi" consigliato dalla guida Michelin nel cuore di Manhattan, che ha un gemello nell'Upper East Side (1426 3rd Avenue).
A New York, in effetti, Foer trova facilmente pane per i suoi denti: schivando i fast food e le steak house, la scelta di ristoranti vegetariani e vegani è davvero vasta. Luoghi di tendenza in cui spesso si intrecciano mode e stili di vita, sull'onda lunga del cibo raw (crudo) e organic (biologico). Non lontano da Gobo, sempre nel West Village, vegetariani e vegani si danno appuntamento al caffè vegetariano giapponese e asiatico Soy and Sake (tra la 47esima e la settima Avenue South). Luogo di ritrovo trendy e sempre affollato, con bar e lounge, propone una grande varietà di piatti a base di carne di soia e insalate a volontà. Con un unico neo che attira le critiche degli animalisti: una grande vasca con i pesci al centro del locale.
Spostandosi nell'Upper East side, uno degli indirizzi raccomandabili è Candle Cafe (1307 3rd Avenue, tra la 74esima e la 75esima): menu traboccante di raffinati piatti vegetali, insalate di soia, tofu e altri ingredienti biologici, succulenti burger di seitan e una invidiabile lista di vini. Nell'East Village la musica non cambia. Lula's Sweet Apothecary (516 East 6th street) è una vecchia gelateria stile retrò, con poster vintage e pavimento a scacchi, che un paio di anni fa si è convertita alla filosofia vegana e biologica: sforna brownie biologici e senza glutine, torte, gelati con ingredienti a base di soia, nocciola, olio di cocco, guarnizioni al burro di arachidi. Nella stessa zona, Pukk (71 First Avenue) è l'indirizzo giusto per i fashionisti: una statua di Budda incastonata nel soffitto, sedute traslucide verde brillante firmate Philippe Starck coperte di cuscini di gomma, attenzione ai minimi dettagli nell'arredamento. La cucina è in stile Thai-fusion con curry, fiori di tamarindo e basilico assortiti nelle maniere più fantasiose. L'insalata di anatra è uno specchietto per le allodole, in realtà gli ingredienti sono vegetariani al cento per cento: tonificante, piccante, ricca di proteine, ananas e anacardi.
Su Irving Plaza invece, al civico 54, per i duri e puri del raw food e della cucina vegana c'è Pure food and wine. Niente forni né gas, solo prodotti biologici preparati in frullatori e disidratatori, pazientemente tagliati, sezionati e serviti a una temperatura mai superiore ai 42 gradi centigradi. Nella Grande Mela, dunque, il paradiso dei vegetariani non conosce confini. A Brooklyn, Green Paradise (609 Vanderbilt Avenue, Prospect Heights) serve soltanto cibo crudo e rigorosamente vegetale (pancake alla banana e crepes per il brunch, falafel e pasta alle zucchine a cena), mentre da Bliss (191 Bedford Avenue), crocevia radical chic di Williamsburg, i clienti vanno pazzi per le fettuccine in salsa di burro vegano e tofu. Almeno a New York, Jonathan Safran Foer può dormire sonni tranquilli.
da LaRepubblica.it/viggi
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