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La prima è quella che ritrae il fronte esultante e quello battuto. Da una parte in gran parte giovani e donne, guarda “caso”, manifestanti colorati, proponenti l’iniziativa legislativa d’iniziativa popolare (la quarta approvata in quindici anni) sottoscritta da 180mila persone, dall’altra un nugolo di uomini, età media settanta anni. Ecco, ieri a Barcellona ha vinto una società capace di capire quando una tradizione non va difesa, perché cozza sempre di più con un’opinione pubblica che vuole trasformare in fatti concreti il generale sentimento di tutela e pietà per gli animali, per i più deboli. Che fa sopravanzare il nuovo articolo del Trattato dell’Unione Europea che riconosce finalmente gli animali come “esseri senzienti” rispetto alle possibili esenzioni in nome delle tradizioni “culturali” e regionali.
E questa divisione l’abbiamo avuta anche in Italia, dove il Club Taurino di fans del sangue dei tori infarcito di pagine machiste di Ernest Hemingway è formato da una sparuta minoranza composta da commercianti di animali come tale Federfauna, l’on.Raisi della Pdl (finiano che dovrebbe leggersi l’ultimo numero della rivista della Fondazione Farefuturo intitolata “Dalla parte degli animali”) e il giornalista sportivo Gianni Clerici (sostenitore di un eccidio che di sportivo ha nulla). Il futuro, positivo, di vita, contro il passato, di morte.
La seconda immagine è quella che ritrae il monitor dei voti espressi dai 134 deputati regionali catalani, con i puntini gialli delle nove astensioni, i rossi e i blu favorevoli e contrari. Ebbene, questi sono trasversali, nel bene e nel male, con defezioni in quasi tutti i partiti nazionali, con una sconfitta del Partito Socialista e del Partito Popolare (quest’ultimo ha annunciato che proporrà appello alle Cortes madrilene per una dichiarazione di “interesse culturale generale” della mattanza) e una vittoria dei partiti autonomisti, l’ERC e l’ICV di sinistra e verdi in primis, con il decisivo apporto di 32 deputati della formazione moderata e liberale CiU.
Certo, non ci si può nascondere che una componente del voto abolizionista targato CAT è stata quella “contro Madrid”, la stessa che aveva portato le Isole Canarie, qualche anno fa, a prendere la stessa decisione. E che la Plaza de Toros monumental di Barcellona, da qualche anno aveva iniziato a perdere pubblico. Ma quello di ieri è un vero e proprio arco dal quale far scoccare, con forza e precisione, l’iniziativa di fermare le corride in tutta la Spagna (per la prima volta, appena un anno fa è stata depositata la prima proposta di legge abolizionista) così come nel sud della Francia, in Portogallo e in America Latina.
Intanto, è bene ricordarlo tanto più sulla strada delle vacanze estive, anche noi dall’Italia abbiamo la possibilità di salvare più della metà dei 3000 tori uccisi ogni anno in Spagna dalle corride, dopo essere stati sfiancati e drogati per non dare troppo fastidio alla celebrazione del torero di turno. Più della metà delle corride, infatti, si svolgono, di fatto, solo per i turisti. Americani, giapponesi, europei, italiani. Con quel biglietto pagato in euro, si può decretare o meno a morte un essere vivente. Alle “cinque della sera”, per divertimento o noia, poco importa.
Gianluca Felicetti
Presidente LAV
Intervento pubblicato dal quotidiano Terra
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