BAMBINI E ANIMALI
A CONDOMINIO TERRA
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da Giugno 2001

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  IL CANTO DELLO SCRICCIOLO (PRIMA PARTE)
21 giu 10 – Fabrizio Burlone

Parte prima
 
 

Gli uccelli che vivono nei boschi e nei parchi sono spesso molto difficili da vedere. Ma non da sentire, per nostra buona sorte... e a fare tanta, ma proprio tanta attenzione, si potrebbe perfino notare che uno dei canti più squillanti e armoniosi (che a qualcuno ricorda il ghiaccio che si scioglie a primavera), proviene da uno dei pennuti di taglia più piccola: lo scricciolo.
Ma non è sempre stato così: un tempo lo scricciolo cantava con una voce leggera leggera, in proporzione al suo minimo peso. Quello che vi vado a raccontare ora è di come come avvenne che acquistò il suo canto.

Prendete un righello, uno di quelli di scuola. Mettete un dito dove incominciano le tacche e l'altro dito sul 10. Ecco: lo scricciolo, di solito, incomincia e finisce tra le vostre due dita. Anzi, visto che un centimetro è del becco e tre sono della coda (solitamente puntata verso il cielo come quella dei gatti), chi ne abbia visto uno dal vivo potrebbe pensare che siete stati pure abbondanti. Per necessità o per attitudine il nostro minuscolo amico è uno specialista del sottobosco. Non è un gran volatore, preferisce piuttosto camminare (o meglio, saltellare a piè pari) sul fondo della foresta, del bosco, della macchia o del giardino di casa alla ricerca di insetti, ragnetti, larve e altre prede di taglia minima. O anche bacche e semi, quando necessità impone. Lo si vede spesso (se lo si vede) intento a razzolare tra foglie cadute, arbusti, ceppi e radici o ad esplorare intrepido buchi e fessure, anfratti e tane, ammassi, mucchi e cataste. O a lanciarsi, come se fosse l'ultimo volo della vita, nel folto dei cespugli, a volte in cerca di cibo, più spesso in cerca di riparo. Detto tutto ciò, è facile capire come la neve e il freddo possano rendere difficile la vita di uno scricciolo. Ebbene, quell'inverno era purtroppo come questo: molto, molto freddo e con tanta, tanta neve. L'intera foresta era coperta sopra e sotto da un manto candido e scintillante, per arrivare a toccare il suolo e il suo confortevole tappeto di foglie ci sarebbe voluta una talpa delle nevi. I cespugli erano quasi impenetrabili, e a restare sotto al livello degli rami si correva facilmente il rischio di essere presi a palle di neve dagli alberi stessi. I torrenti e le pozze erano ovviamente ghiacciati, e perfino il poco terreno rimasto qua e là miracolosamente accessibile era gelato per parecchi centimetri sotto la superficie, e quindi di scarsa soddisfazione per un uccellino affamato. Per mettere insieme il pranzo con la cena, lo scricciolo della nostra storia, che per comodità potremmo chiamare Wren, aveva imparato ad appostarsi ai margini della strada che portava in città. Fin dalle prime ore del giorno il pesante traffico di carri e cavalli riusciva a rompere il ghiaccio e fino a tarda sera il viavai di cose, persone e animali ne impediva riformarsi. Rimanere schiacciati tra ruote, zoccoli e stivali non era difficile, ma il gioco valeva la candela.

Quella mattina, che era una mattina come un'altra, Wren l'aveva passata appunto setacciando il bordo strada. Finora il raccolto era stato appena appena discreto, ma proprio in quel momento si era presentata una cavità particolarmente invitante. Ci infilò la testolina, sperando di raccogliere qualcosa di succoso, e si sentì improvvisamente stringere alla gola da un laccio invisibile. Terrorizzato, reagì d'impulso scattando all'indietro, e se a prenderlo fosse stata la maglia di una rete o il laccio di un archetto caduto e abbandonato, quel movimento sarebbe bastato per perderlo per sempre. Invece, riusciva ancora a muoversi, seppur non proprio liberamente. Ruotando il capo prima a destra a poi sinistra riuscì a vedere che tutto il suo minuscolo collo era completamente circondato da una banda di metallo dorato. "Salve, giovane scricciolo" lo salutò una voce nella sua testa, "ti ringrazio di avermi raccolto". Questa volta l'istinto lo lanciò verso il folto bosco, ma il peso di quello che aveva al collo lo tirò verso il terreno e Wren si trovò di botto nella neve alta a rimirarsi le zampette sullo sfondo del cielo. "Buffo modo di volare, giovane scricciolo." riprese la voce "E' questo forse un tratto tipico della tua specie?"
"Chi sei!? Dove sei!?" replicò a viva voce Wren, appena recuperato un minimo di compostezza.
"Ma sono l'Anello del Re, mio caro, mi conoscono tutti. E credo di trovarmi giusto intorno al tuo collo, o almeno, questa è la mia sensazione.. Dal mio punto di vista, una sistemazione molto più confortevole rispetto al fango della via in cui il mio padrone mi ha smarrito un paio di giorni or sono, non c'è dubbio alcuno."

continua...

Illustrazione: Eugenio Bausola
"rilasciata con licenza cc-by-nc-nd rif. http://traccevisibili.blogspot.com/"

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a cura della biologa
Stefania Busatta