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Questioni legali
  BARI HA IL REGOLAMENTO COMUNALE TUTELA ANIMALI, ATTENZIONE A SANZIONI
13 lug 10

Articolo di Nicola Pepe.
 
 

In quei 57 articoli è previsto tutto, dal divieto di «tortura» per capitoni e aragoste, all’obbligo di garantire acqua e cibo fresco ai cani e per finire al personal trainer di... Fido. Approvato a metà febbraio dal consiglio comunale, è entrato in vigore da alcuni giorni e probabilmente lo conoscono in pochi, a cominciare da chi dovrebbe vigilare sulla sua attuazione. Il nuovo regolamento comunale sugli animali è praticamente legge: già da oggi un vigile potrebbe comminare una delle sanzioni previste dalla «legge» municipale licenziata il 16 febbraio scorso ed entrata in vigore 90 giorni dopo la sua pubblicazione avventa a fine marzo. L’amministrazione, recependo una serie di direttive nazionali ed europee, ha emanato una disposizione unica che tutela gli animali. Inutile dire che il regolamento è destinato a modificare inevitabilmente qualche (cattiva) abitudine: ad esempio, non saranno più tollerati isterismi nei condomini che non gradiscono cani. Chi lo desidera, rispettando le norme igieniche, potrà detenere un animale in casa (possibilmente non un leone!) senza che nessun regolamento lo possa vietare, diversamente tale «norma interna» sarà dichiarata nulla pur se approvata in precedenza. Ma la «libertà» non può essere interpretata come una «segregazione»: per intenderci, è vietato «rinchiudere » la bestia sul balcone di casa, poiché - è scritto - dovrà «integrarsi con il nucleo familiare». Rigorosa la passeggiatina (almeno due volte al giorno) per consentire «l’opportuna attività motoria ». Inoltre, i cani avranno libero accesso nei locali ed esercizi pubblici, salvo prescrizioni del titolare. Regola che farà discutere e creerà non pochi esodi di clientela in un senso e nell’altro: i simpatizzanti degli animali, gli eccessivi «igienisti». A completare lo scenario c’è la possibilità di portare i cani anche a bordo dei mezzi pubblici. Ma non è tutto. Al di là del divieto di fare gare clandestine (ma questo è già previsto dalla legge nazionale), chi vorrà trasportare i cani in auto dovrà farlo in modo che il bagagliaio sia collegato all’abitacolo: insomma, niente trasporto in condizioni di reclusione come purtroppo la cronaca ha registrato fino a qualche giorno fa (un cane rinchiuso nel bagagliaio di un pullman per diverse ore senza cibo, acqua e senza possibilità di fare bisogni). Occhio anche alle cucce esterne: dovranno essere coibentate, adeguatamente protette, areate (c’è chi ha pensato anche all’aria condizionata). Al bando il cane legato alla catena: la restrizione sarà concessa in casi particolari, ma garantendo la libertà di movimento (almeno cinque metri). Il regolamento riprende anche una serie di norme già note che riguardano, ad esempio, la registrazione del cane all’anagrafe regionale, o la raccolta di escrementi, per finire al divieto di accesso in quelle aree pubbliche attrezzate per particolari scopi. Insomma, libero accesso dei cani nei parchi pubblici (salvo zone destinate a particolari scopi purché «appositamente segnalate» e «possibilità» di istituire - come un tempo - aree appositamente attrezzate per gli amici a quattro zampe. Ma la vera novità del regolamento riguarda pescherie e macellerie. All’art. 16 è prescritto il divieto per le pescherie «di uccidere alla presenza di passanti pesci vivi tenuti in acquari e simili». Basti pensare a quanto accade nel periodo di Natale con il capitone «affettato» con la coda ancora sgusciante. Il comma successivo è più esplicito e prescrive il divieto di «detenere animali, come granchi, aragoste, astici, impossibilitati a muoversi...» Insomma, niente chele legate o «condizioni di sofferenza» (ad esempio sul ghiaccio). La multa? Centocinquanta euro. Per le macellerie, invece, sarà vietato esporre in vetrina come «trofei» teste di agnello o maiale: il regolamento testualmente vieta di esporre «parti di animali sezionati». Tale norma, detta anche del «girarrosto», era stata oggetto di discussione in aula proprio per il rischio (pur se eccessivo) di una ’interpretazione estremamente restrittiva del regolamento: e cioè di vietare i polli allo spiedo. Ma la norma impegna anche chi, quell’atto, l’ha approvato: il riferimento è ad alcuni oneri di cui l’amministrazione si è riservata la facoltà ma che qualcuno si augura non resti lettera morta.

da La Gazzetta del Mezzogiorno

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a cura della biologa
Stefania Busatta