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| Psicologia canina: l'esperto risponde |
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SE L'ANIMALE NON SI FA TOCCARE 23 lug 02 - R. Totino
Gentile sig. Riccardo Totino, le scrivo per un problema che sta diventando preoccupante: due settimane fa io e miei genitori abbiamo preso una cucciolona di 4 mesi e mezzo di cane corso. Il cane viveva in una grande e isolatissima casa in montagna assieme ai suoi due fratelli maschi (i restanti cuccioli sono andati via a due mesi), l'abbiamo accarezzata e spupazzata, abbiamo giocato con lei e l'abbiamo presa proprio perché lievemente più tranquilla e timida rispetto ai fratelli, effettivamente molto irruenti. L'abbiamo portata a casa e sebbene un po' triste si è fatta prendere in braccio e si è fatta accarezzare tutto il giorno. Poi l'incantesimo è finito, dal giorno dopo e fino ad ora non si è più fatta toccare, la distanza minima sono 3 metri. Vorrei chiarire che noi abbiamo sempre avuto animali e la dimestichezza di avere rapporti con loro non ci manca, abbiamo provato in tutti i modi, l'unico modo per avvicinarla è solamente da parte di mio padre con croccantini dalla mano, sembra comunque tesissima e se mio padre prova ad allungare l'altra mano, scappa alla velocità della luce. La spaventa il suo riflesso nella ciotola, gli uccellini, la tartaruga, le urla, le macchine che passano, e questo lo posso un pò capire visto il posto dove abitava prima (chiariamo: noi abitiamo in aperta campagna, abbiamo un giardino enorme e le macchine passano ogni 10 minuti). Sembra comunque dispiaciuta di questo o almeno un po' si è affezionata, quando il gatto (che dal suo arrivo da semi randagio è diventato affettuosissimo) si strofina, lei ci guarda a debita distanza, e piagnucola. Siamo disperati, siamo sempre in giardino per abituarla a noi, mangiamo fuori, siamo arrivati anche a non metterle più il cibo dalla ciotola ma sempre dalle nostre mani e nonostante questo, dopo due settimane, le cose non sono cambiate di una virgola e tutto questo ci sembra parecchio strano. Ormai dovrebbe aver almeno capito che non le siamo nemici, sfiducia nell'uomo non può averne, ha sempre vissuto benissimo, e per il distacco dalla sua famiglia lo posso capire ma noi le stiamo dando tutto il nostro e anche di più....cosa possiamo fare ancora? Manuela e famiglia
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23 luglio 2002 - Salve Manuela, il vostro problema non è insolito nei cuccioli con un’età variabile dai tre ai sei mesi, a cui viene rivoluzionato l’ambiente in cui vivono. Spesso trascorso il primo periodo di resistenza passiva iniziano a difendersi da tutto ciò che sentono o identificano come pericoloso. Non avendo alcun punto di riferimento, un cucciolo può ritrarsi in se stesso assumendo un comportamento timoroso e diffidente; a volte questo avviene solo nei confronti dell’ambiente esterno, altre, come nel suo caso, la diffidenza viene manifestata verso tutto ciò che interagisce con lui. Quando si adotta un cane di quest’età che vive in un ambiente molto diverso da quello in cui andrà a vivere, sarebbe opportuno fargli affrontare gradualmente il cambiamento e quindi bisognerebbe, quando è possibile, portare il cane nel nuovo ambiente per un fine settimana e poi riportarlo di nuovo nel luogo d’origine. Ripetendo questa routine il numero di volte necessario, il cane avrebbe il tempo di ambientarsi nel momento in cui non sta vivendo il cambiamento. La soluzione migliore sarebbe, quindi, di riportare il cane nel luogo d’origine, lasciare trascorrere qualche ora ed osservare se recupera il comportamento amichevole che aveva prima dell’adozione. Essendo trascorso circa un mese è probabile che avrà bisogno di più tempo e, se fosse necessario e possibile, potreste lasciare la cucciola per una settimana dal vecchio proprietario. Avrebbe così l’opportunità di trascorrere qualche giorno senza tensioni e paure, facilitando il vostro successivo lavoro di adattamento nel nuovo ambiente. In alternativa, dovrete iniziare un lavoro basato sul vostro disinteresse alla presenza della cucciola.
I cani timorosi, come già detto, temono le interazioni sociali da parte di individui che non appartengono al suo branco ed evidentemente la vostra “corsetta“ non ritiene di appartenere alla vostra famiglia. Come inserirla? Abbiamo visto che tentare in modo attivo di accattivarsi le sue simpatie ci allontana dall’obiettivo, quindi proverei ad ignorarla il più possibile: uscendo in giardino non la cercherei né con lo sguardo, né tenterei di chiamarla, prima di allontanarmi lascerei cadere casualmente un pezzetto di cibo particolarmente appetibile ed osserverei le sue reazioni senza farmi notare (es. dietro la finestra o con l’aiuto di uno specchio); senza invitarla, le lascerei la ciotola con il cibo a disposizione per non più di quindici minuti e, nel caso in cui non mangiasse, gliela riproporrei solo al pasto successivo con le stesse modalità; (naturalmente con cibo fresco!) nell’eventualità che mi passasse vicino, anche se solo per sua distrazione, lascerei scorrere la mia mano sul suo corpo senza parlarle. Così facendo metterei la cucciola in condizione di non doversi più difendere da me e piano, piano, dovrei riuscire a conquistare la sua fiducia. In genere questo tipo di riabilitazioni richiedono tempi abbastanza lunghi ed un’osservazione dell’evoluzione del comportamento. Come per tutti i problemi la cui soluzione non è trattabile attraverso la posta elettronica, vi consiglio di farvi seguire da un esperto.
Riccardo Totino è consulente comportamentale e rieducatore cinofilo.
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